Coaching: che cosa è, a cosa serve, e come puo’ migliorare la tua vita. 


Il Dottor Marco Valente nel 2008 è stato il primo italiano a conseguire il master internazionale in Leadership Strategica verso la Sostenibilita’ al Blekinge Institute of Technology di Karlskrona (Svezia). Ha poi lavorato per sei anni presso lo stesso master come insegnante, specializzandosi nello sviluppo di capacita’ di leadership, approcci strategici verso la sostenibilita’, e facilitazione di teams. Fa coaching secondo i dettami ICF (International Coach Federation) e ha offerto coaching a decine di partecipanti negli ultimi tre anni per massimizzare il loro potenziale.

Coaching: che cosa è, a cosa serve, e come puo’ migliorare la tua vita. 

Affronteremo il tema “coaching”  spiegandone le caratteristiche principali,  i benefici, e chiarendone  alcuni  aspetti che spesso possono generare confusione nella comprensione dell’approccio. Spero che alla fine di questo breve articolo ti sia più chiaro l’argomento, e ti sia possibile valutare se il coaching è adatto a te.

mente-meditazione-aloevera-riduci-lo-stress-in-modo-naturale-e-migliora-la-vitaNegli ultimi anni si sta diffondendo (prima negli Stati Uniti e ora anche in Italia) un approccio allo sviluppo personale e organizzativo focalizzato sulle risorse e gli obiettivi del cliente. Si chiama coaching, un nome che deriva dal linguaggio sportivo e che col tempo si è specializzato in altri ambiti diventando una risorsa essenziale a servizio di aziende e di individi che puntano allo sviluppo delle proprie potenzialità.

Che cos’è il coaching? Un processo creativo in cui un “coach” ed un “cliente” lavorano insieme in una partnership intellettuale dove il cliente viene stimolato nella sua riflessione, diventa maggiormente consapevole delle sue risorse, e lavora in maniera proattiva verso obbiettivi personali e professionali significativi. Il concetto nasce dallo sport, dalla psicologia positiva e dalla consulenza aziendale: l’allenatore per anni è stato definito un motivatore per eccellenza, capace di far raggiungere traguardi difficili da ottenere; in azienda si è cercato negli ultimi decenni di applicare alcuni concetti della psicologia positiva al servizio delle performance professionali individuali e collettive. Si è capito che con l’aiuto di professionisti specializzati, i manager raggiungono performance migliori, diventando maggiormente capaci di affrontare le complesse sfide che un mondo iperveloce e ipercompetitivo pone. A partire da questi ambiti il coaching è diventato una pratica a se’: in merito sono stati scritti moltissimi libri, creati ordini professionali, tenute centinaia di conferenze. Come risultato oggi si puo dire che la figura del coach è riconosciuta professionalmente.

Nel coaching è il cliente che detta l’agenda e sceglie su quali obiettivi vuole lavorare; il coach aiuta a chiarire gli scopi, scoprire le risorse, cosi’ il cliente puo’ trovare da se’ le possibili soluzioni e strategie, in piena autonomia. Il coach si puo’ immaginare come un partner intellettuale al servizio della consapevolezza del cliente: in questa veste non da’ risposte ne’ consigli, se non in contesti rari e ben delineati. L’approccio si basa su diverse teorie consolidate dalla ricerca e dalla pratica, tra cui la psicologia positiva e l’approccio elogiativo. La psicologia postiva nasce negli ultimi decenni rispondendo all’esigenza di lavorare con il pieno potenziale dell’individuo: non solo risolvere i problemi, ma massimizzare aspetti positivi, aumentare la felicità, rendere la vita piu’ significativa. Martin Seligman, padre della psicologia positiva, chiarisce cosi’ la differenza tra il modello centrato sulla malattia e la psicologia positiva:
“Nella nostra fretta nel fare qualcosa per persone in difficolta’, nella nostra fretta nel riparare i danni, non ci venne mai in mente di sviluppare interventi per rendere le persone piu’ felici, interventi positivi”. (traduzione mia dall’inglese).
L’approccio elogiativo parte dall’assunto che quanto piu’ ci focalizziamo su qualcosa tanto piu’ lo facciamo crescere. Negli anni ‘80 David Cooperrider (all’epoca ricercatore in una Università statunitense) osservo’ quanto spesso ci focalizziamo sull’identificare problemi da risolvere invece che dedicare le nostre osservazioni a cose che funzionano bene, e a nutrirle.

A questo punto probabilmente molti si porranno una domanda legittima: “ma il coaching non è in sostanza terapia sotto altro nome?” In breve diciamo: no, e per diverse ragioni.
Usiamo una analogia sportiva. Vorresti tanto prepararti per una maratona da correre la prossima primavera. Esci per una breve corsa, e dopo mezz’ora le ginocchia ti fanno male. Devi andare dal medico per ritornare ad un corretto funzionamento delle articolazioni nella tua vita normale. Ora immagina che tu abbia risolto del tutto il problema, e sulla base di un sano funzionamento delle articolazioni tu voglia ritornare a correre. E’ un grosso traguardo, ed essere in salute è una condizione necessaria ma non sufficiente per farcela. In quel caso ti rivolgi al coach che lavora con te, attento alle tue esigenze, e crei con lui un piano di allenamenti adeguato. Nella precedente analogia, il coach non ti aggiusterà le ginocchia (per quello serve il medico) ma ti potrà aiutare a costruire un piano di allenamenti per un obiettivo importante come la maratona.

 

Il coaching per natura si definisce “aspirational”, cioè basato sulle aspirazioni del cliente riguardo al suo futuro, e ai sogni da realizzare; dalla visione del futuro si passa poi ad analizzare il presente per scoprire le risorse che possono aiutare e i ‘blocchi’ che impediscono al cliente di realizzarla. Se ci si occupa del passato lo si puo’ fare solo superficialmente, riconoscendo che non si hanno le competenze per investigare situazioni patologiche o traumi, e l’etica professionale richiede che il coach sia onesto nel parlare dei limiti della capacita’ di intervento. La terapia mira a risolvere delle problematicità nel contesto della vita presente per tornare ad una piena funzionalità emotiva e mentale. Il coaching è orientato per sua natura all’azione e al conseguimento di obiettivi futuri rilevanti per il cliente e visti in chiave positiva. 

Fa per te il coaching? Dipende moltissimo da te e dal momento della vita che stai affrontando. Puo’ aiutare sapere che negli ultimi anni il coaching si è diffuso molto per diversi motivi , tra cui:
– il valore aggiunto del coaching sta nel lavorare sui punti di forza e sugli obiettivi futuri, facendo appello al desiderio di automiglioramento personale e professionale fornendo strumenti concreti;
– i contesti lavorativi richiedono il meglio della nostra professionalità e a volte dobbiamo sviluppare nuove competenze che ancora non possediamo.

Il coaching ha fatto moltissima strada negli ultimi decenni e la pratica si sta diffondendo anche in Italia. E’ tempo che anche nel nostro paese organizzazioni e individui possano sapere di piu’ sul coaching ed apprezzarne i benefici. Spero che questo articolo rappresenti un piccolo contributo alla sua diffusione in Italia.

Per saperne di piu, consiglio
ICF Italia www.icf-italia.org
la piu grande federazione di coaching mondiale

Psicologia Positiva http://www.ted.com/talks/martin_seligman_on_the_state_of_psychology
Martin Seligman spiega le origini della psicologia positiva

 

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Coaching: what it is, what it is for, and how it can improve your life. 
In this article we will address coaching, unfolding its main characteristics, benefits, and clarifying some aspects that might generate confusion in understanding this approach. I hope that by the end of this brief article you will have more clarity on the subject, and may feel informed enough to tell whether it is for you.

Over the last few years, first in the U.S. and now in Italy as well, an approach to personal and organisational development has been spreading, one that is centered on its clients’ resources and objectives. It is called coaching, a name originally from the sports language, eventually specialized in other arenas to become an essential resource for enterprises and individuals that aim at developing their potential.

What is coaching? A creative process in which a coach and a client work together in an intellectual partnership where a client is stimulated in their reflection, becoming increasingly aware of their resources, and works in a proactive way towards worthy goals, both individual and professional. The concept comes from a convergence of sports, positive psychology, and organisational consulting: for many years the sport coach has been regarded as the motivator par excellence, able to make you reach targets tough to obtain otherwise; organisations have tried for years to apply concepts from psychology for the sake of better performances. They have understood that with the help of professionals, managers and teams can achieve better performances, thus becoming better able to cope with the complex challenges posed by a hyper competitive and incredibly fast world. Over time, coaching had become its own profession, and on the subject many books have been published, professional groups established, and hundreds of conferences have been held. As a result you can say the coach today practices a recognised and increasingly sought-after profession.

 

In coaching the client sets the agenda and chooses on which objectives to work; the coach helps clarifying the aims, uncovering resources, so that the client can find by himself possible solutions and strategies in complete autonomy. You can think of a coach as an intellectual partner serving a client’s awareness: in this guise she is not giving answers or advice, except for rare and well-delineated circumstances. 

 

This approach is based on a few theories that practice and research have consolidated, among which positive psychology and appreciative inquiry. Positive psychology was born a couple of decades ago to cater for the need to work with the full potential of the individual: not only solving problems, but also maximizing positive aspects of an individual, increasing happiness, and making life more meaningful. Martin Seligman, founder of positive psychology, thus explains the difference between a deficit approach and a positive approach to psychology: “In our rush to do something about people in trouble, in our rush to do something about repairing damage, it never occurred to us to develop interventions to make people happier, positive interventions.” 

Appreciative inquiry starts from the assumption that the more we focus on something, the more we make it grow. In the 80s David Cooperrider (then doctoral researcher at a U.S. University) observed how often we focus on identifying problems to solve instead of giving our attention to things that work well, and making them grow.


At this point you might ask a very legitimate question: “But isn’t coaching just a form of therapy with a different name?” In short let’s say: no, and for a few reasons. Let’s use an analogy from sports. Suppose you’d like to get ready for a marathon that is due next spring. Going out for a short run, after half-an-hour your knees start aching. You need to consult a doctor to come back to a healthy functioning of your joints in your everyday life. Now, imagine that you have solved this problem, and from this healthy functioning of your joints you want to get back on track for your marathon plan. It’s a big goal, and being healthy is a necessary but not sufficient condition to make it. In this case you turn to a coach who can work with you, understanding your needs, to create an appropriate training plan.
Coaching by its very nature is aspirational, that is, based on a client’s aspirations about her future, and her dreams to fulfil; from such vision of the future we go back to the present to discover the resources that can help and the ‘roadblocks’ that can hinder such progress. If we deal with the past, we do so only superficially, acknowledging the limited competences in anything that deals with potential pathologies or past traumas; it is in a coach’s ethical code to be honest about the boundaries of her intervention. Therapy aims at resolving problems seen in the present-day context in order to come back to a healthy emotional and mental life. Coaching by its very nature is action-oriented and to the achievement of future objectives which are relevant for a client, and framed in a positive light. A coach won’t fix your knees, but will surely help you get a training schedule for your marathon.


Is coaching for you? It highly depends on you and where you are at on your life journey. It may help you to know that over the last few years coaching has spread out for a few reasons:

- coaching’s added-value is in working on strengths and future objectives; it appeals to our innate drive for personal and professional self-improvement, while offering concrete tools to achieve it.

- our work contexts demand the best from us, and we often have to develop new competencies which we don’t have yet.

Coaching has come a long way over the last two decades and its practice is gaining traction in Italy as well. It is time that organisations and individuals may know more about coaching and get a sense of their benefits. I hope this article represents a little contribution to its diffusion in Italy.

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If you want to know more, I suggest,  

ICF www.icf.org  

The biggest coaching federation in the world

Positive Psychology http://www.ted.com/talks/martin_seligman_on_the_state_of_psychology
Martin Seligman, father of the discipline, explains its origins.